Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Contributo N.1 per la Commissione Valori

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

L’IDENTITA’ RIFORMISTA DEL P.D. NELL’ITALIA DEL DECLINO

DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE

di PierGiorgio Gawronski

In Commissione Valori, nella prima riunione (17 Nov.) sono state fatte due osservazioni importanti:

1); i valori del PD sono già contenuti nella Costituzione.

2) al centro della ”mission” del PD deve esserci la democrazia

Entrambe le osservazioni implicano che una parte molto forte del Manifesto dei Valori, e della nostra riflessione, deve riguardare la Costituzione.

Rapporto fra il patto Costituzionale del 1948 e la gente, la società di oggi.

Pietro Scoppola pensava che il problema di fondo della democrazia italiana è che non c’è mai stato un “patriottismo della Costituzione”. (La Costituente del 1948 fu opera di pochi. La democrazia se non è difesa dal popolo non regge. La coesione nazionale può avvenire solo intorno al Patto Costituzionale. Senza democrazia non c’è buon governo, né coesione sociale, né rinascita civile). Egli riteneva che – sul piano storico -, il referendum costituzionale del Giugno 2006 fosse l’occasione per rilanciare “un nuovo Patriottismo della Costituzione. [Vedi www.gawronski.it/piergiorgio/costituzionescoppola.htm].

Questa è la missione “profonda” del P.D. in Italia nei prossimi 15-20 anni. Pertanto, sarebbe sbagliato per il PD, ignorando il risultato del referendum del 2006, proporre forti cambiamenti costituzionali, addirittura una “costituente”. Al contrario, il programma del PD deve essere : “tornare alla Costituzione”.

§

In che modo il PD deve promuovere un rinnovato “patriottismo della Costituzione”?

Sul piano della comunicazione, e dell’articolazione dei programmi, credo che il PD debba partire dal richiamo alla nostra dignità di cittadini ed uomini liberi che non devono più avere timore di tutti i poteri, piccoli e grandi, che ci prevaricano ogni giorno.

Sul piano educativo, con il rilancio dell’insegnamento dell’Educazione civica.

Sul terreno costituzionale, tuttavia, il PD dovrebbe in primo luogo scendere in campo aperto sul piano culturale, per contrapporre la sua concezione “liberale” e moderna della “democrazia” alla concezione “populista” della democrazia della destra[1]. Il PD deve mettere in chiaro all’opinione pubblica le differenze.

Su questo punto di fondo, la “Commissione Valori” a mio avviso dovrebbe mandare un messaggio chiaro anche alla dirigenza del partito. E’ incredibile che – finora – il malessere provocato dalle forzature del centrodestra nel 2001-06 non abbia generato una critica complessiva coerente, a tutto campo, “filosofica” e di principio, da parte dei nostri dirigenti: una critica pedagogica, formulata con parole semplici[2].

La Costituzione deve essere – più che la bandiera – la “vision” del PD. Ma questa “visione del futuro” deve avere un senso rivoluzionario e di cambiamento, non difensivo e conservatore. Deve servire per introdurre un programma riformista molto incisivo – adeguato alla serietà della crisi italiana. Il messaggio non deve essere, come insinuano alcuni commentatori (Panebianco, S.Romano, ecc.): “c’è un polo (di destra) che vuole cambiare e un polo (il centrosinistra) che vuole conservare tutto com’è”; bensì che “ci sono due poli che vogliono cambiare, ma c’è un cambiamento giusto (il nostro) e uno sbagliato (quello propugnato dalla destra)”.

Qual è questo messaggio di cambiamento ed innovazione?

La “mission” del PD è dinamica: è il ritorno alla Costituzione.

La crisi democratica italiana nasce infatti in larghissima misura dalla violazione di tutti gli articoli significativi della Costituzione che riguardano la democrazia[3]: o per la assenza di leggi attuative (Ad es. Art.49), o per la violazione dello spirito della Costituzione da parte di Leggi e regolamenti (Art.81 c.4; art. 97-98).

Se si condivide questa visione, allora la Costituzione e i valori in essa contenuti diventano uno strumento rivoluzionario: la vision per compiere la transizione mai compiuta in Italia verso la democrazia e il buon governo (in senso nord-europeo). La prepotenza antidemocratica degli eletti nelle istituzioni è infatti una causa primaria del deficit di buon governo in Italia, rispetto al resto d’Europa. La connessione logica fra democrazia, meritocrazia nelle istituzioni, e buon governo è dunque centrale.

Patto Costituzionale e testo della Costituzione vigente: le Modifiche Costituzionali

Nonostante la validità programmatica della Costituzione vigente, le vicende degli ultimi anni hanno pur sempre messo in luce:

a) alcuni difetti originari della Costituzione, sfuggiti ai padri costituenti, che solo con l’esperienza sono diventati evidenti (specie per quanto riguarda le garanzie democratiche)

ad es. l’art.138 viene facilmente aggirato da una semplice legge ordinaria che cambia la legge elettorale

ad es. la Corte Cost. ha limiti diversi e inopinati nella sua capacità di difendere la democrazia.

b) problemi di invecchiamento: nel senso di nuovi problemi che sono emersi e che non esistevano nel 1948:

pluralismo TV

Autorità Garanti

c) la necessità di una maggiore efficienza e rapidità nelle decisioni[4]. Questo si traduce nella domanda di un esecutivo più forte, di un capo dell’esecutivo più forte nell’esecutivo, sostenuto da maggioranze più forti. Tutto ciò rende ancora più importante il consolidamento e il rafforzamento delle garanzie democratiche: esso prepara l’avvento di una legge elettorale maggioritaria di cui nel medio termine sia il PD che l’Italia hanno bisogno. Inoltre, per la governabilità occorrono riforme estremamente lucide e mirate nella pubblica amministrazione (che noi siamo in grado di dettagliare e offrire al PD), inclusa la creazione di nuclei tecnici di alto livello.

Su questi tre aspetti bisogna pur sempre intervenire, ma con piccole, mirate, qualificate e coerenti riforme costituzionali, che rispettino lo spirito originario della nostra Costituzione[5]. Si veda: http://www.gawronski.org/come-si-vota-il-14-ottobre e http://www.gawronski.org/le-istituzioni-democratiche . E’ importante che le riforme per rafforzare la governabilità e quelle per rafforzare la democrazia vengano fatte simultaneamente – altro messaggio di grande attualità – perché gli equilibri costituzionali e democratici richiedono un costante equilibrio fra i poteri.

Costituzione e Leggi di attuazione: la Costituzione disapplicata e la “rivoluzione civile”

Tuttavia il grande programma di cambiamento della società deve venire dal ritorno alla Costituzione. Qui c’è il cuore della crisi della democrazia italiana e della transizione incompiuta. Da qui si deve partire per lanciare un movimento popolare per la democrazia, dal basso, democrazia di cui gli italiani hanno fame.

La democrazia regola due momenti del potere:

la conquista del potere

come si usa il potere (rapporti fra politica e istituzioni, p.a., ecc.)

Su entrambi i fronti, la crisi democratica è molto forte, anche se il primo aspetto è avvertito meno del secondo dalla opinione pubblica (salvo quando governa Berlusconi), ma la longevità dei politici al potere dimostra che c’è un problema di barriere all’ingresso nella politica. Il secondo aspetto (troppo ignorato dalla elite politico-mediatica) è più direttamente collegato al malgoverno, e genera i ricorrenti fenomeni di “anti-politica”. Come sempre, nella Storia, la democrazia è minata dai democratici. Il PD dovrebbe esordire esprimendo critiche sui ritardi, ambiguità e inadempienze, sul terreno democratico, dei DS e Margherita: questi partiti non hanno fino ad oggi trainato il compimento della democrazia italiana. Questa critica dovrebbe essere uno dei segnali (non solo formali) della discontinuità rappresentata dal PD rispetto ai partiti fondatori.

Per quanto riguarda la conquista del potere, ricordo i seguenti problemi: l’Art. 49 Cost. (manca la legge di attuazione); il controllo della RAI da parte non solo della politica, ma anche (quel che è peggio, in un’ottica democratica) dalla maggioranza; il soffocamento del pluralismo televisivo da parte del duopolio TV; la difficoltà di accesso ai giornali nazionali da parte degli outsiders e degli esperti della società civile (sui grandi giornali anglosassoni e nord-europei è normale avere ogni giorno tre commenti da parte di persone che non appartengono allo staff abituale del giornale, e che non scrivono per quel giornale più di un articolo all’anno); l’opacità dei finanziamenti ai partiti; la mancanza di seria regolamentazione sull’uso dei fondi ai partiti e l’eccessiva onerosità delle campagne elettorali; la facilità di aggiramento della legge sulla par condicio.

Per quanto riguarda l’uso del potere da parte dei politici eletti (soprattutto di maggioranza), la crisi democratica è avvertita dalla gente anche in termini di inefficienza della politica. Questa viene messa in relazione gli abusi di ogni tipo da parte dei politici sulle istituzioni, sul denaro pubblico, sulla regolamentazione, sulle pratiche amministrative, e sui lavoratori della pubblica amministrazione, sui cittadini; abusi che a loro volta dipendono dall’assenza di regole efficaci cui siano sottoposti i politici eletti (in nome di una malintesa “superiorità della politica”).

La risposta riformista dovrebbe partire dalla seguente catena logica:

Applicare la Costituzione ==>(1) più democrazia ==>(2) migliore governance ==>(3) soluzioni efficienti per i problemi quotidiani della gente

Il primo passaggio logico: vi è un elenco molto lungo di Articoli della Costituzione che sono disapplicati. Ad es. gli art.49, 81 c.4, e 97 mi paiono fondamentali sotto questo profilo.

► l’art. 49 prevede che i partiti politici debbano funzionare “con metodo democratico”. Ma non c’è mai stata una legge attuativa. Questa carenza sta alla base delle attuali difficoltà di rinnovamento e ricambio democratico della classe politica, e dei relativi scandalosi privilegi che la caratterizzano. Politici spesso eletti solo in apparenza, in realtà “nominati” dalle segreterie dei partiti.

► L’art. 81 vieta la promulgazione di leggi senza copertura finanziaria. Inserito dai costituenti per evitare l’insorgere del debito pubblico, dagli anni “60 è stato aggirato intendendo per copertura finanziaria anche “il ricorso all’indebitamento”. SI tratta davvero di una questione democratica, perché da un lato i nascituri (e il futuro del paese) vengono espropriati illegittimamente di risorse pubbliche che loro spettano per diritto costituzionale; e dall’altro, la violazione di questo articolo è alla base del clientelismo dei governi, della crisi etica ed economica del paese. Poiché c’è un vasto consenso sul fatto che il PD deve avere al centro dei suoi valori il “futuro”, sul piano della politica interna questo è il tema centrale. Con un po’ di coraggio, e di senso della discontinuità, auspico che la Commissione Valori faccia propria l’indicazione di “ri-applicare” di questo articolo della Costituzione, che ho dato nel mio programma elettorale alle primarie del PD:

. Il rientro dal debito pubblico

L’Art. 81 Cost. L’art. 81 vieta la promulgazione di leggi senza copertura finanziaria. Inserito dai costituenti per evitare l’insorgere del debito pubblico, dagli anni “60 è stato aggirato intendendo per copertura finanziaria anche “il ricorso all’indebitamento”. Bisogna ripristinare la funzionalità di questo articolo della Costituzione.

· Occorrono regole stabili, se possibile condivise, forse costituzionali; ed una “Autorità sul Bilancio Pubblico” che lasci alla politica mano libera sulla composizione della spesa e delle entrate, ma non sui saldi e sulle regole contabili.

Il secondo passaggio logico (“la buona governance è positivamente correlata con la democrazia”) è stato oggetto di molti studi (del premio nobel A. Sen, della Banca Mondiale, ecc.). In Italia, si collega ai problemi della partitocrazia, e della occupazione delle istituzioni da parte della politica, portatrice di logiche diverse da quelle del “buon governo, previste nell’Art.97 Cost. Le istituzioni devono essere al centro della strategia riformatrice del PD perché sono dietro a tutti i problemi del paese. Quando esse vengono abusate da una classe politica fuori controllo, esse cessano di funzionare: i problemi socio-economici diventano allora difficilmente gestibili. Occorre quindi calare il concetto di “democrazia” nel vissuto quotidiano, declinarlo nei suoi corollari: trasparenza, partecipazione, controllo democratico, libertà, merito e competenza, etica pubblica, per collegarlo al vissuto quotidiano della gente (lavoro, ambiente, welfare, sicurezza, ecc.).

► L’art. 97 c.1 recita: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. Questo articolo è fortemente disapplicato in entrambi gli aspetti, ed è al cuore del problema partitocratrico, degli endemici conflitti di interesse dei politici, e quindi della crisi democratica. La sua applicazione equivarrebbe a una rivoluzione etica, politica, amministrativa, e democratica. Un programma di attuazione di questo articolo è una grande missione per un grande partito di sinistra.

Ad es. il comma 3 recita: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. E’ evidente che i costituenti intendevano questi “casi” come eccezioni. Oggi invece l’eccezione è diventata la norma: con grave danno per la qualità della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini.

Un altro esempio riguarda i conflitti di interesse: se accettiamo i principio che gli eletti non possono essere nominati dalla assemblea elettiva di cui fanno parte in altri incarichi, specie esecutivi, ma sono eletti per scegliere i migliori amministratori, e controllarli politicamente (come nelle società private un consigliere di amministrazione non può essere anche l’amministratore delegato), ne consegue una forte discontinuità nel modo di fare politica in Italia. Se invece questo principio generale non viene accolto, la “discontinuità” tanto invocata resta una chimera.

Ho dunque messo a disposizione del PD un programma dettagliato, estremamente mirato, studiato con alte competenze della società civile, su questo aspetto[6], dopo aver osservato dal di dentro, personalmente, la natura dei malfunzionamenti delle istituzioni. Da questo programma mi auguro che la Commissione Valori vorrà trarre dei cenni, per caratterizzare concretamente i “valori” che proporrà.

Il terzo passaggio logico (“i problemi della gente dipendono dalla cattiva amministrazione”) è avvertito fortemente dalla gente (antipolitica, ecc.) e dagli esperti (declino legato alla scarsa qualità della governance e delle istituzioni di governance). Lo stesso Veltroni, riprendendo un punto del mio programma per le primarie, ha scritto che per contribuire al governo della globalizzazione, l’Italia dovrebbe dotarsi di “istituzioni adeguate a questi fini”[7]: aprendo così tutta la questione dei nuclei tecnici, delle alte professionalità, e della qualità della pubblica amministrazione, che sta dietro alla incapacità della politica di governare i problemi reali. Il PD dovrebbe a mio avviso proporre una rivoluzione meritocratica in Italia: ma la meritocrazia nella pubblica amministrazione è qualcosa di più; equivale alla competenza, all’efficienza, e alla buona amministrazione, di cui abbiamo tutti un grande desiderio, al Nord come al Sud.

Poiché tuttavia la saggezza popolare insegna che “fatta la legge, trovato l’inganno”, la filosofia riformista del PD non deve essere “statica”, ma “dinamica”. Non basta cioè fare “una riforma” dello Stato: occorre organizzare istituzioni riformiste! Cioè in grado di stimolare e/o realizzare una riforma permanente, continua, della democrazia, cioè del rapporto fra politica e istituzioni: In grado cioè di trarre continuamente lezioni dall’esperienza, e proporre o realizzare le innovazioni del caso. Con l’obiettivo di creare continuamente istituzioni autonome dalla politica, competenti, trasparenti, quanto più interattive possibile, con un mandato politico/costituzionale chiaro e forte. Esempi:

· Un costituendo Dipartimento per la promozione della Democrazia in Italia, basato su alte ed autonome competenze, presso la Presidenza del Consiglio (modello svedese);

· Una costituenda Autorità Garante della Pubblica Amministrazione

· Una costituenda Autorità Garante per il Debito Pubblico

In conclusione. Franceschini ha dichiarato il 12 Ottobre che l’intenzione del PD era quella di

“…fare una rivoluzione: vedrete!”.

Ma da che mondo è mondo, la rivoluzione si fa contro chi è al potere, contro gli assetti di potere. Le parole di Franceschini vanno interpretate dunque nel senso di porre al centro il tema della democrazia. Perché non resti lontano dalla gente, freddo, conservatore, vuoto, il tema della “democrazia” deve essere declinato a tutto campo, e soprattutto sul terreno dei rapporti fra eletti e istituzioni, e fra queste e i cittadini, oltre che sul terreno dei diritti delle minoranze (concezione “liberale”). Nel senso di “legare le mani alla politica”, nel momento in cui, su altre questioni, si facilita la possibilità di prendere le decisioni. Questa è la vera prova del PD: senza queste discontinuità, avremo fallito. E avremo anche preso in giro la gente. La Commissione Valori non deve fare un programma di governo: ma per essere incisiva, per fare un lavoro non ridondante, utile, dovrà indicare esplicitamente la portata (sul piano programmatico) delle scelte di valore che essa compie, inclusi esempi e indicazioni concrete dei capitoli da affrontare; e, nel caso della Costituzione, gli art. da “attuare” e il cambiamento che ne deriva.



[1] [NB: La democrazia liberale è quella della divisione, equilibrio, ed autonomia dei poteri dello stato, cioè dei contrappesi costituzionali (check and balances: se aumenta il peso di un potere deve aumentare quello degli altri), a garanzia delle minoranze, senza l’accordo delle quali non è possibile modificare le decisioni prese nel “Patto costituzionale”. Le questioni più importanti della vita dei cittadini non vengono dunque decise a maggioranza (semplice). La democrazia populista è quella invece in cui la “maggioranza (semplice) prende tutto”: ogni potere alternativo a quello della maggioranza viene considerato anti-democratico. La concezione “liberale” della democrazia è la stessa della Costituzione del 1948 e di tutte le costituzioni dell’occidente dell’era moderna, appoggiata dal 60% dei cittadini nel Giugno 2006. La concezione “giacobina” o “populista” della democrazia proposta dalla Cdl nella scorsa Legislatura è la stessa di Bush, dei fratelli Kaczynski, e (nella versione più forte) di Putin (non a caso grande “amico” di Berlusconi).

[2] Si veda ad es. l’introduzione a: www.gawronski.org/le-istituzioni-democratiche

[3] Mi limito a usare il termine “democrazia” in senso liberale, non anche in senso marxista: non mi riferisco quindi ai diritti socio-economici (ad es Art.3 Cost,), articoli “programmatici” che sono per loro natura sempre (in parte) “inattuati”, ma solo a quelli più direttamente fondanti la democrazia liberale.

[4] L’esigenza della “governabilità” è cresciuta, perché il mondo oggi che viaggia a velocità accelerata rispetto alla fase di uscita dalla dittatura fascista, quando si privilegiò la stabilità democratica, ad es. con il bicameralismo perfetto, o i limiti alla democrazia diretta (divieto del referendum propositivo).

[5] La democrazia italiana. E’ nata liberale, fondata sulla divisione e l’equilibrio dei poteri, e su una Costituzione che è patto fra tutti i cittadini sulle cose importanti, un patto che va oltre le maggioranze di turno. Si scontra oggi con una visione populista, “giacobina”, dove la maggioranza “prende tutto”, non accetta ostacoli né limiti fuori di sè, essendo stata investita direttamente dal popolo (sono effetti collaterali dello sdoganamento della destra). Come si può nel PD fare ancora tanta confusione, chiedendo, dopo il “no” dei cittadini al referendum costituzionale, una “Costituente”? Una Costituente si fa dopo una grande tragedia nazionale, per rifondare la nazione; nasce dalla lotta di un popolo! Come si può lodare la riforma “giacobina” della Cdl (“non era tutto sbagliato”, ecc.) senza percepire la divergenza di fondo? Una visione chiara, invece, va proposta agli italiani; porta, assieme al rafforzamento del Presidente del Consiglio, alle leggi elettorali maggioritarie, ecc., anche all’attribuzione di maggiori poteri di controllo democratico al Presidente della Repubblica, alla Corte Costituzionale; a proteggere le maggioranze qualificate (Art.138 Cost,) necessarie per cambiare la Costituzione (oggi aggirabili con leggi elettorali maggioritarie); a dare vera indipendenza alle Autorità garanti, alle Fondazioni bancarie; a liberare la RAI dal controllo della maggioranza di turno (non è la sinistra che ha fatto le attuali regole?). E poi anche a un programma proattivo per libertà nella società: i partiti devono essere democratici (Art.49 Cost.); liberalizzazioni vere; incentivi all’accesso sui giornali dei contributi esterni competenti; ecc..


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