Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Crisi finanziaria: c’è ancora molto da fare

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

La diga di risorse pubbliche eretta affannosamente dai governi non riesce a fronteggiare l’ondata di vendite che investe i mercati finanziari. Ogni giorno le Borse chiudono con un nuovo smottamento; i rimbalzi sono effimeri. Prevale la netta impressione che i governi su entrambe le sponde dell’Atlantico procedano a tentoni, in una situazione che richiederebbe leadership, idee chiare e velocita’ di esecuzione.
Le esitazioni dei Ministri economici del G7 dopo il crack Lehman hanno inferto danni gravissimi alla fiducia degli operatori. Il “piano Brown”, adottato lo scorso 10 Ottobre, ha restituito liquidità ai mercati interbancari: ma si trattava solo di un primo passo. Tutto sembra invece rinviato al Summit del G8 del 15 Novembre.
Intanto, la crisi investe i paesi emergenti, i cui sistemi finanziari – molto più fragili dei nostri – rischiano il tracollo. Il FMI sta intervenendo per sostenere i paesi in difficoltà (Ucraina, Ungheria, Pakistan…) ma dispone di scarse risorse. Occorre varare in fretta una emissione straordinaria di Diritti Speciali di Prelievo: dipende dai governi del G7 (Italia inclusa).
In Italia, il credito all’economia sta crollando. I dati preliminari per il mese di Settembre di Assofin e ABI indicano un boom del credito al consumo (+14.7%) e una incredibile tenuta del credito alle imprese. Ma il credito al consumo è gonfiato dalla cessione del quinto di stipendio in cambio di finanziamenti (+32%); mentre le imprese che possono tirano al massimo su linee di credito già concesse, nell’ambito di un generale accaparramento della liquidità, Sono i sintomi tipici di una stretta creditizia. Perché il governo non impone un livello minimo agli impieghi bancari, come ha fatto Brown?
Il panico contagia le famiglie, che risparmiano su tutto quello che possono: reazione comprensibile, ma catastrofica sul piano collettivo. E’ in corso un crollo dei consumi, il 70% dell’economia. Per salvare il sistema produttivo, occorre partire da qui. Perché il governo non chiede un piano Europeo di investimenti in infrastrutture, istruzione, a sostegno dell’occupazione?
L’Italia non può fare manovre espansive classiche, a causa del suo debito pubblico troppo elevato. Però qualcosa può fare. Una legge di attuazione dell’Art.81 Cost. – volta a garantire un rapido rientro dal debito pubblico nei prossimi 15 anni – darebbe allo Stato la credibilità necessaria per ottenere dai mercati il finanziamento di due o tre anni di taglio dell’IVA, col  deficit al 5%. Inoltre, si può sostenere la domanda trasferendo ricchezza da chi può permettersi di risparmiare a chi non può permetterselo. Ad es. ristabilendo l’ICI per i ricchi e le seconde case ed usando i fondi ottenuti per sostenere i redditi bassi, i giovani, gli incapienti. Sono anzi opportune altre misure straordinarie di redistribuzione, finanziate con tassazione “una tantum” dei redditi più alti. Cominciando magari da quelli dei parlamentari. Non vogliono farlo in nome della solidarietà e della giustizia? Lo facciano per salvare il capitalismo.
PierGiorgio Gawronski e Fabio Scacciavillani
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