Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Discorso assemblea costituente

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

Assemblea costituente - Foto 1

Assemblea costituente – Foto 1
Assemblea costituente - Foto 2

Assemblea costituente – Foto 2
Assemblea costituente - Foto 3

Assemblea costituente – Foto 3

Cari amici,

questo è un momento di festa e di speranza, ma anche un momento di assunzione di responsabilità. La crisi italiana è molto forte. Lo indicano alcuni dati economici e sociali, come quelli sui salari e sui redditi, da lungo tempo stagnanti o in arretramento.

Per quanto riguarda l’economia: mentre il mondo va avanti, la performance italiana nel 2000-06 è stata deprimente. I paesi che hanno fatto peggio di noi sono solo dieci: Timor est, Liberia, Haiti, Zimbabwe… paesi sconvolti dalle guerre civili, dalle epidemie, dalle catastrofi naturali.

Per quanto riguarda la condizione sociale, noi abbiamo un Welfare statico, mentre crescono i nuovi bisogni, e decrescono alcuni vecchi bisogni. La nostra incapacità di riformare il welfare comporta quindi una progressiva caduta della copertura sociale, ed un progressivo aumento dell’ingiustizia sociale.

Vi sono altri aspetti critici, immateriali, come la legalità, il senso civico, la coesione nazionale, difficili da quantificare con precisione.

Sembra, la nostra, una società che galoppa verso la sua fine, senza sapere cosa fare per evitarla.

Che cosa ci è successo, di tanto grave?

Come economista, la mia diagnosi è una sola. Dietro ai mille diversi problemi, vi una crisi delle istituzioni, delle istituzioni di governance, quelle che devono gestire il paese. La qualità delle istituzioni è essenziale per la crescita, come hanno dimostrato gli “economisti dello sviluppo”. Ma le nostre istituzioni – la nostra p.a., i nostri Ministeri, i nuclei tecnici che disegnano le politiche, quando ci sono – non sono spesso neppure al livello di molti paesi del Terzo Mondo, che ci stanno superando. Quando è così, è inutile parlare di governo della globalizzazione, perché l’Italia non è in grado di contribuire: non è in grado di governare neppure i suoi problemi!

Perché?! Perché siamo in questa crisi “sistemica”?

Le istituzioni sono sistematicamente violentate dalla politica. La crisi etica è tale che tale che i nostri migliori politici spesso sviluppano questi comportamenti in buona fede: non si rendono neppure conto della gravità dei loro atti, della sofferenza che provocano: “Qui si fa così, si è sempre fatto così”, “purtroppo è così”.

Ma questa è una crisi democratica!! La democrazia “regola” due momenti del potere.

Il momento della conquista del potere.

E come si usa il potere. (Questo secondo aspetto è il mio tema di oggi).

In democrazia, vi sono regole e meccanismi che consentono alla gente, direttamente o tramite istituzioni apposite, di controllare come i politici eletti usano il potere. In Italia questo non c’è. I cittadini sono spesso intimoriti dai politici, i quali hanno in molti casi il potere di impedire alla gente di lavorare: all’interno della pubblica amministrazione, nelle istituzioni… e nei settori produttivi privati che lavorano con lo Stato. E siccome la spesa pubblica è pari alla metà dell’intero prodotto, si capisce perché l’altro ieri Clementina Forleo parlava della difficoltà di esprimere dissenso in Italia.

La crisi della nostra democrazia non è dunque è solo crisi di “decisionismo”. E’ anche… crisi di libertà e di garanzie democratiche. Anzi, la crisi delle garanzie democratiche va di pari passo con la crisi del “decisionismo”. Perché non c’è in giro la fiducia necessaria per aumentare la concentrazione di potere nelle mani degli organi esecutivi: se il potere viene distorto, più concentrazione significa più distorsione. I Democratici non dovrebbero dimenticare l’esperienza dolorosa della passata legislatura, dei suoi sbandamenti democratici.

E quindi va benissimo aumentare i poteri del Primo Ministro, va benissimo il maggioritario che decide. Ma a condizione che si affrontino simultaneamente i problemi molto gravi delle garanzia democratiche. E su questo vedo molta superficialità e molte resistenze, nel PD. Quali sono questi problemi? Sono problemi molto tecnici, che attengono alla debolezza dei poteri di controllo democratico del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale, alle procedure di revisione costituzionale. E poi anche all’autonomia della pubblica amministrazione. Alla indipendenza della RAI dal potere politico, che i cittadini chiedono a gran voce da decenni, e che l’elite politica non ha mai concesso. Al pluralismo.

Insomma, proporre manager competenti alle ASL… o alla RAI… non è sufficiente perché, tradotto in italiano, significa lasciare queste istituzioni in mano alla politica. Il “manager competente” diventa allora una “concessione” al cittadino promessa da un sistema politico autocratico e regale: non un diritto. Nel migliore dei casi, ciò comunque distorce gli incentivi dei potenziali candidati (indotti a coltivare – invece di competenza e indipendenza –  amicizie politiche). La democrazia non è una questione di comportamenti individuali più o meno sani, ma di regole.

Eppure gran parte delle regole vigenti, le abbiamo fatte noi! Quando ad es. Berlusconi vince le elezioni e “occupa la RAI”, non deve inventare nulla: usa le regole che trova. Questa nostra ambiguità, oltretutto, ci impedisce di incalzare la destra sul terreno democratico, sul terreno dei privilegi, del malgoverno. In questo modo, scoraggiamo profondamente il nostro elettorato. Come sempre, le democrazia sono minate dai democratici: dalla partitocrazia, e dai democratici che tollerano in silenzio.

Ma com’è possibile una crisi democratica in un paese dove vige una Costituzione democratica? Forse, la Costituzione è inadeguata? No. La Costituzione è oggi largamente disapplicata. Se c’è un rimprovero alla attuale classe dirigente del centrosinistra che mi sentirei da fare, è di aver sottovalutato il monito di Pietro Scoppola, nella sua relazione di Orvieto: “la democrazia non si mantiene da sola: ha bisogno di una costante azione auto-rigeneratrice”.

Cosa fare, in concreto? La Svezia, ad es., ha nell’Ufficio del Primo Ministro un “Dip.to per lo Sviluppo e l’Ampliamento della Democrazia”! La stessa società civile italiana, negli ultimi cinque anni, ha avanzato numerose proposte, che noi abbiamo sintetizzato in un progetto coerente  – con l’aiuto di alte competenze –  e offerto, durante le primarie, al Partito Democratico. Spesso si tratta soltanto di applicare la Costituzione. Sulla p.a., che l’Art.97 Cost. vuole “terza” e gestita in base al principio del “buon governo”. Sui partiti, cui l’art.. 49 Cost. imporrebbe una organizzazione “democratica”: non si tratta solo di fare un partito che applica quel principio costituzionale: ma di fare finalmente una legge attuativa che si applichi a tutti i partiti! Sul debito pubblico, vietato dall’Art.81 c.4: anche questa è davvero una questione di democrazia, perché l’accumulo di debito pubblico lega le mani all’azione dei governi che vengono dopo, ancorché democraticamente eletti.

E invece la politica non ha mai voluto legarsi le mani. Questa è la questione democratica che abbiamo davanti: la politica accetta di spogliarsi di alcuni poteri, che ha usurpato in violazione della Costituzione di questo paese, per restituirli ai cittadini? Il PD sarà tale di nome, o anche di fatto? Se di fatto, è disposto a mettere al centro del suo programma il ritorno alla piena legalità Costituzionale? Questo progetto di rilancio anche morale del paese, per essere credibile, deve partire da noi stessi.

“Partiti”: è una parola che oggi crea fastidio. Eppure sono le colonne della democrazia. Perciò la polemica sui privilegi dei politici va capita meglio. Costano davvero cari. Creano una riffa indegna intorno alla politica. E sono la punta di un iceberg assai più vasto, di un eccesso di potere incontrollato della nomenclatura che attenta alla dignità dei cittadini. I protagonisti parlano ancora di “politica come servizio”, ma la realtà è diversa: la politica è ormai un fortino assediato. E non ha l’autorevolezza per impostare politiche forti, per chiedere i necessari sacrifici. Occorre dunque riqualificare la politica. A cominciare da una riqualificazione generale del Parlamento. Interessano poco le misure di riduzione di singoli privilegi: perché uno ne togli e due ne crei sottobanco. Occorre invece mettere l’intera questione al centro del programma del PD; fare una proposta omnicomprensiva e radicale; fissare regole e controllori efficaci: ad es. con una norma costituzionale che limiti l’insieme dei benefici economici possibili dei parlamentari (stipendi e indennità) a 7,5 volte il reddito medio degli italiani. E ho un sogno: che il Segretario del PD schieri il partito su questo fronte con tanta forza e chiarezza da rifiutarsi simbolicamente – lui solo – di candidarsi al Parlamento fintantoché i privilegi dei parlamentari (stipendi + indennità + ecc.) non siano stati almeno dimezzati. La riduzione del 60-70% dei costi di tutta la politica sia, infine, il primo elemento di una riforma dello stato e delle sue regole, cui il PD dovrebbe chiamare a lavorare immediatamente alte competenze, anche esterne al partito.

Cominciamo dal PD. Tessere o democrazia diretta? Le tessere, fatele se credete: ma è la direzione sbagliata. E’ la vecchia politica. La gente oggi, vuole impegnarsi e partecipare, ma non ha voglia di dichiarare una appartenenza. Perché non ne è convinta. La convinzione della gente bisogna riconquistarsela sul campo ogni volta: il tempo delle ideologie e delle deleghe in bianco è finito. Meglio dunque puntare sulla democrazia diretta, e sulle primarie aperte: l’esperienza ha dimostrato che le “infiltrazioni” malevole sono un fenomeno irrilevante; e una legge sulle primarie obbligatorie per tutti i partiti, nel quadro di una Legge attuativa (finalmente!) dell’Art.49 Cost., consentirà di organizzare primarie “simmetriche”, dove i cittadini sceglieranno ogni volta a quali (partiti) partecipare.

Non basta però dire “primarie”. Anche il PCUS organizzava “elezioni”. Ma erano elezioni dove solo gli uomini al potere potevano comunicare le loro idee agli elettori tramite i mass media; solo loro potevano presentare le proprie liste su tutto il territorio nazionale; erano sempre loro a decidere i regolamenti elettorali, e se e quando applicarli, essendo – al tempo stesso – candidati ed arbitri della competizione elettorale. Tramite questo svuotamento dei riti della democrazia, si creava una casta autoreferenziale, inamovibile ed inefficiente. La Commissione Statuto avrà perciò un compito fondamentale: decidere se le elezioni primarie e le altre forme di partecipazione nel PD saranno credibili sul piano democratico.

Se noi costituenti metteremo al centro dell’azione del PD il recupero della libertà e della dignità degli italiani di fronte al potere, il PD potrà sorprendere in meglio, potrà risalire la china elettorale, e prendere per mano l’Italia, tutta l’Italia. Che non è di destra o di sinistra, ma è prima di tutto ITALIA.

Advertisements

Sorry, the comment form is closed at this time.

 
%d bloggers like this: