Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Interventi 10-11-07

Posted by piergiorgiogawronski on February 11, 2000

(In costruzione)

SINTESI DI ALCUNI INTERVENTI

Vincenzo Vespri – Firenze:

Il mio microcosmo è rappresentato dall’Università e quindi parlo delle mie impressioni su questa realtà.

Gli Universitari (sia i docenti che gli studenti) si erano distinti come oppositori ai tempi del Governo Berlusconi e l’Accademia ha sempre rappresentato un bacino di voti sicuri per il centrosinistra. Con l’avvento del Governo Prodi e contando sul Programma dell’Unione, gli Universitari erano sicuri che sarebbero stati  affrontati i grandi problemi e temi della ricerca e della innovazione: bassi salari (soprattutto all’ingresso), lungo periodo di precariato, fuga dei cervelli, scarsi investimenti in ricerca ed innovazione. Con grande sorpresa nella Finanziaria 2006 non solo non si erano toccati questi temi ma addirittura erano proposte una riduzione del salario dei docenti ( a regime pari a circa il 30%), una riduzione dei trasferimenti da parte del Tesoro alle singole Università, una riduzione dei fondi di ricerca. Di fronte alla dura protesta dei docenti e della CRUI, alcune delle riduzioni sono state ridimensionate (per esempio quella salariale è stata limitata a una decurtazione di circa 2000 Euro annui sui salari più alti). Si noti che la riduzione dei trasferimenti da parte del Governo centrale, costringe l’Università a subire, per la prima volta, l’interferenza della politica locale (regionale e provinciale). La Finanziaria del 2007 non sembra cambiare questa impostazione, per cui all’Università si avverte molto scontento e delusione.

La mia proposta è quella di provare a far sentire la società civile alla classe politica. Scriviamo un Progetto, inviamolo a docenti, studenti, ricercatori, dottorandi. Chiediamo il loro parere e i loro contributi. Organizziamo un convegno e mettiamo a disposizione della classe politica questo contributo. Secondo me il Progetto deve basarsi sull’idea che i docenti sono disposti a  dare di più purché lo Stato dia di più all’Università e al mondo della Ricerca. Inoltre tutto deve basarsi sulla meritocrazia. A mia opinione, si sbaglia a puntare su verifiche ex-ante. Diamo alle Università la libertà di cooptare i ricercatori e i professori, ma verifichiamo  dopo 3-5 anni che il cooptato sia degno di ricoprire quella posizione. Secondo me, infatti, è difficile intervenire al momento del reclutamento mentre è molto più facile verificare l’inidoneità a coprire un ruolo (basta andare a  Bruxelles a vedere i distaccati Italiani o nelle ambasciate a vedere il livello degli attachè culturali, per rendersi conto che la maggioranza di loro è inadeguata al ruolo che copre e dà un’immagine perdente e mafiosa al nostro Paese).

§

Carlo Lavalle – Roma

L’Italia sta attraversando una fase estremamente critica. Molti elementi ci portano a concludere che effettivamente il nostro paese è in preda ad una crisi vera in cui i rischi di un arretramento complessivo sono tangibili. Due sono i livelli sui quali bisogna porre attenzione.

Il primo fa riferimento ad una crisi della classe dirigente mentre il secondo a quella della società nel suo complesso. Il termine iniziale si può rintracciare a partire dalla svolta storica del 1989 che ha provocato un sommovimento tale da scuotere sin dalle fondamenta il sistema paese. Quando si discute di crisi della classe dirigente è bene avere una panoramica ampia di questo concetto. Non ne è investita solo la sfera delle elites politiche stricto sensu ma anche quella economica ad esempio. Inoltre, ci sono delle differenziazioni territoriali da tenere in debita considerazione. Non è la stessa cosa parlare di crisi della classe dirigente economica al Nord e al Sud. Nel Meridione i problemi sono più marcati e specifici.

L’aspetto della crisi della società è particolarmente importante ai fini di una diagnosi più veritiera dello stato del paese. Questo è un elemento che ci distingue dal resto degli osservatori e dei movimenti in circolazione. Nella società italiana prevalgono forti fattori di immobilità, staticità e segmentazione. Per di più c’è ad esempio una errata cultura del rapporto colla sfera pubblica (privatizzazione del pubblico) che va aggredita e affrontata apertamente.
Tuttavia ci troviamo anche di fronte a nuovi fermenti che fanno ben sperare. Sotto questo profilo è necessario mettersi in contatto con tutte le forze vitali che nel nostro paese agiscono per invertire le tendenze negative, fare fronte comune con queste per perseguire l’obbiettivo di una ri-generazione della democrazia italiana.

ANDREA GUERRIERO, REGGIO CALABRIA:

1-IL NOSTRO “MOVIMENTO” DOVRA’ DIMOSTRARE DI
ESSERE AUTOREVOLE COMUNICANDO VALORI SENSO DI FIDUCIA, CAPACITA’ DI
COESIONE IDEE COMUNI E CONDIVISE IN MODO INECCEPIBILE  VERSO COLORO CHE
ABBIANO INTERESSE AD ADERIRE ATTRAVERSO UN PROGRAMMA  CON PRIORITA’ BEN
DEFINITE

2-BISOGNERA’ ESSERE VISIBILI SUI MEDIA POSSIBILMENTE A
QUALSIASI LIVELLO

3-SI DOVRA’ LAVORARE TUTTI INSIEME A LIVELLO DI RETE
E SU BASE REGIONALE SVILUPPANDO VALORI CIVILI  AFFINCHE’ CHI CI ASCOLTA
INTRAVEDA EFFETTIVI SEGNALI CONCRETI DI CAMBIAMENTO

4-PER QUANTO
RIGUARDA AL MIA REGIONE BISOGNERA’ VIGILARE SULL’UTILIZZO DELLE RISORSE
PUBBLICHE IN PARTICOLARE IL POR CALABRIA 2007/2013 ATTESO CHE E’ IN
CORSO UNA MIGRAZIONE PREOCCUPANTE DI “CERVELLI” VERSO IL CENTRO -NORD
CHE CHIARAMENTE INDEBOLISCE LA STRUTTURA SOCIALE DELLA REGIONE

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