Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Tre risposte sul P.D.

Posted by piergiorgiogawronski on February 11, 2000

Tre Risposte sul P.D. per “Caffè Europa”

E’ credibile il progetto del PD? E’ credibile la sua classe dirigente?

A mio avviso si tratta di due domande diverse.

Il P.D. è un progetto non solo credibile ma addirittura necessario nel caso si vada verso un sistema maggioritario. Sistema che – con gli adeguati contrappesi democratici, che negli anni “90 ci eravamo dimenticati di inserire – sarebbe molto utile all’Italia che ha bisogno di concentrare le sue forze per uscire dal pantano.

Ma il P.D. è anche un progetto ormai maturo nella coscienza della sinistra italiana. Sono convinto che gli opposti estremisti clericali e laicisti – estremismi che si alimentano e si legittimano reciprocamente – non prevarranno: l’incontro fra culture e ideologie diverse produrrà sintesi alte e avanzate, non meri compromessi.

Il P.D. è infine un progetto utile al paese. Tutte le culture che vi convergono – socialista, comunista, cattolica, ambientalista – hanno sofferto in passato di un deficit di liberalismo. Ad es. in economia, confondono facilmente l’economia di mercato con il liberismo. Questo equivoco culturale, tipicamente mediterraneo, è stato largamente superato nei decenni scorsi in Grecia e Spagna, ma solo in parte in Francia e in Germania: per questo – e solo per questo – Grecia e Spagna corrono più della Francia, e l’Italia corre meno di tutti. La fusione delle diverse culture nel PD avviene nell’ambito di un partito democratico: nelle intenzioni, quindi, più kennediano che mitterandiano. Per me il PD è il viaggio alla scoperta del liberalismo di quattro culture di sinistra, e che tali vogliono rimanere.

E non si tratta solo di economia! Sul piano della convivenza fra italiani (vecchi e nuovi), al posto della democrazia liberale istituita dalla nostra Costituzione (laddove per democrazia liberale si intende democrazia dei contrappesi, e dove le decisioni più importanti si prendono non a maggioranza semplice ma con le maggioranze qualificate previste dalla Costituzione: il che equivale a riconoscere alle minoranze sulle questioni veramente importanti un diritto di veto) – una destra sdoganata dalla caduta del muro di Berlino ripropone una concezione populista e giacobina della democrazia (la maggioranza eletta dal popolo prende tutto, ha tutti i diritti, chi si mette di traverso non è democratico). Il tema della convivenza civile e sociale, del senso civico, della legalità, della legittimità delle istituzioni, della trasparenza, della partecipazione, del controllo democratico, è il tema per eccellenza della nostra comunità nazionale, oggi. Il PD è un tentativo di dare una risposta a questo problema.

E qui nasce l’altra domanda: certo viene da chiedersi se la classe dirigente del PD, che è poi la stessa dei DS e Margherita, sia all’altezza del compito. Non possiamo negare che questa classe politica sia anche parte del problema. Figuriamoci: cosa dovrei dire io che mi sono candidato alle primarie del PD proprio per invitare gli italiani a sfidare questa classe politica, provare a cambiarla? Se l’avessi ritenuta credibile, non mi sarei candidato personalmente: avrei appoggiato uno dei soliti: Veltroni o Bindi o Letta. Però oggi (nonostante le elezioni primarie siano state tutt’altro che democratiche) dobbiamo prendere atto che Veltroni ha avuto un consenso enorme: la gente gli ha dato fiducia. E noi tutti abbiamo il dovere di rispettare quella fiducia, e dare la nostra fiducia a Veltroni. Ha promesso un cambiamento: diamogli tempo, sei mesi; aiutiamolo! E vediamo cosa viene fuori. Poi magari lo combatteremo. Ma vogliamo almeno dargli una chance?

Quali valori e quale ispirazione generale?

A questa domanda ho risposto con il mio contributo alla Commissione Valori del PD: questo è il link http://www.gawronski.org/in-costruzione-1-1. E ho risposto anche con il mio programma per le elezioni primarie, scritto assieme a decine di “teste pensanti”, dibattuto da centinaia di persone semplici, tutti rigorosamente esterni agli apparati dei partiti: credo che nessun partito oggi in Italia abbia un progetto istituzionale tanto chiaro, coerente, e innovativo: http://www.gawronski.org/programma-3 . In sintesi, l’idea è di riformare la politica (sia al suo interno, sia regolando i suoi rapporti con la cosa pubblica), rafforzare la democrazia, come premessa per un ricambio di classe dirigente, una ripresa del senso civico, la rinascita di una “mission” nazionale. E questa “mission” sono riforme forti, per rilanciare l’efficienza del sistema e la sua equità.

Quale rapporto tra religiosi e non, tra cattolici e non?

Se mettiamo da parte il clericalismo e l’anti-clericalismo, scopriamo che abbiamo molto da imparare gli uni dagli altri.

Ovviamente i cattolici possono stare nel PD solo se sono “cattolici liberali”: se cioè distinguono “Cesare” da “Dio”. Lo stato deve gestire anche il male, anche situazioni difficili, e non deve (metaforicamente) tagliare le teste a tutti quelli che (supponiamo) sbagliano. Lo stato liberale è tollerante. La Chiesa deve indicare all’Uomo la santità e la via per raggiungerla: un ideale. Lo stato deve regolare – e in certa misura tollerare – le scelte degli Uomini. L’alternativa è tentare di creare “per legge” un Uomo Nuovo e migliore: ci ha già provato Lenin, e abbiamo visto che questi tentativi conducono al totalitarismo (poco importa se ateo o teocratico).

L’esempio del preservativo è un classico. La Chiesa fa benissimo a predicare l’autocontrollo, e una sessualità “piena” all’interno di una famiglia stabile. Ma pochissimi Uomini, anche di Chiesa, praticano sempre queste alte virtù. Lo Stato, senza con ciò contraddire la Chiesa sul piano morale, deve gestire una situazione dove gli Uomini non seguono le indicazioni della Chiesa, e in cui l’AIDS è una pandemia: per questo deve favorire l’uso dei preservativi (per quel che servono).

Quanto ai laici, con un po’ meno supponenza “modernista” di fronte ai religiosi (non solo cattolici), questi “diversi” potrebbero diventare una ricchezza.

Ciascuno con la sua coscienza, senza ideologie, aperti al dialogo su problemi difficili per tutti (p.es. quelli posti dai progressi della bio-ingegneria), possiamo ricercare assieme le soluzioni più alte. La vera battaglia non è fra laici e cattolici, ma fra fondamentalisti e liberali.

PierGiorgio Gawronski

Membro del Consiglio Nazionale e della Commissione Valori del P.D.

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