Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Il fallimento della politica europea di fronte alla crisi

Posted by piergiorgiogawronski on March 18, 2009

fondo-monetario
Al Fondo Monetario Internazionale, come in altri organismi
internazionali, di questi tempi gli economisti lavorano molto. Quasi
ogni mese escono nuove previsioni sulla crescita mondiale. Ogni volta,
le previsioni sull’Europa peggiorano non solo in senso assoluto, ma
anche rispetto a quelle degli USA e del resto del mondo. Non è un
caso. L’Europa sta seguendo politiche fallimentari. Un buon esempio è
l’incontro di oggi fra la Presidente della Confindustria, Marcegaglia,
e il premier Berlusconi.

In Usa, in Gran Bretagna in Giappone, in Cina, i governi si stanno
impegnando a colmare il pauroso vuoto di domanda (cioè di spesa, di
acquisti) che minaccia di distruggere l’economia mondiale, ricorrendo
a politiche monetarie e fiscali fortemente espansive. Chiedono al G20
di coordinare una risposta comune alla crisi della domanda: insomma,
che ciascuno faccia la sua parte. Ma gli Europei non sono d’accordo.
Gli europei sono preoccupati per l’aumento dei debiti pubblici e per
l’inflazione (la BCE tiene i tassi d’interesse molto più alti che
altrove). Gli Europei chiedono al G20 di riscrivere le regole del
sistema finanziario, affinché non si ripeta in futuro quanto sta
accadendo oggi. Come dire: mentre la casa brucia, chiediamo di
riscrivere i regolamenti dei pompieri. Ma vi pare il momento di
irrigidire i criteri per l’erogazione del credito bancario?

Non so cosa pensare. Forse noi Europei amiamo cullarci
nell’autocompiacimento di una superiorità sistemica che non c’è. Forse
stiamo sottovalutando la crisi, e i suoi effetti sociali. Forse stiamo
cinicamente aspettando che i deficit nel resto del mondo tirino fuori
dai guai anche noi. O forse gli economisti non abitano le stanze dei
nostri governi: mentre quelli di USA, UK, e Cina sono supportati da
economisti di ottimo livello. Certo è che gli altri espandono la spesa
pubblica, sostengono il potere d’acquisto dei disoccupati e delle
famiglie colpite dalla crisi; e così facendo, indirettamente ma
sicuramente, aiutano le vendite delle loro imprese, di tutte le loro
imprese … e anche le nostre esportazioni. I nostri leaders invece
fanno il meno possibile, distillando aiuti ai settori “sensibili” –
sarebbe meglio dire agli “amici”. E’ il nuovo protezionismo stile XXI
sec., che stavolta parte da qui. E non è detto che Obama, Gordon
Brown, e Wen Jiabao riusciranno a resistere alle pressioni interne
che il protezionismo Europeo suscita a casa loro. Davvero, a volte
sembra che la Grande Depressione degli anni “30 non abbia insegnato
nulla a Marcegaglia, Tremonti, Berlusconi, Sarkozy, e Angela Merkel.

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