Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

“Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno”.

Posted by piergiorgiogawronski on March 28, 2009

bandiera Personalmente, non credo che il Pdl sia solo Berlusconi, che è destinato a crollare dopo di lui; o che si tratti di un prodotto mediatico staccato dalla realtà. Il PDL ha sicuramente un suo progetto coerente, in grado di dare risposte ad alcuni problemi della gente. Peccato che non siano le risposte ideali per realizzare un paese basato sulla democrazia, sulla giustizia, e su un’economia forte e competitiva.

Berlusconi nel suo discoro ha citato valori importanti quali famiglia
libertà laicità, facendone un uso puramente mediatico. E’ il caso di
citare il motto evangelico: “Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno”. 

Il PDL ha in realtà un progetto per l’Italia che ricorda quello – fallimentare – di Bush: semiautoritario sul piano istituzionale, poco solidale sul piano sociale, poco trasparente su quello amministrativo, basato sull’indebolimento delle regole e sulla politicizzazione della società.

L’ideale del PDL è il monopolio e il protezionismo: tanto che le liberalizzazioni sono state completamente abbandonate. Ha un forte richiamo con i partiti della destra illiberale, che Berlusconi riesce a interpretare molto bene. Insomma, il PDL è un prodotto della storia mondiale contemporanea, basato su un’alleanza di poteri forti. L’Italia non ne verrà fuori facilmente se – come democratici – non avremo il coraggio di cambiare, proponendo agli italiani un progetto forte di segno opposto.

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4 Responses to ““Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno”.”

  1. Gonzo said

    Sarebbe ora che il PD aprisse le porte a gente con un po’ di senso pratico, perché il PDL ne dimostra francamente di più. Anche se sono daccordo con le vostre idee

  2. Karolina Teller said

    Il primo congresso del PDL è uno spettacolo da circo.
    Ma in questi giorni sorgono nella mia mente alcune domande fondamentali: quali regole stiamo seguendo, quali regole segue l’economia, che cosa mai costringe il divo Silvio a sottostare a delle evidenti costrizioni al suo spumeggiante genio direttivo?
    Sinceramente, anche a causa della crisi cosmica in corso, non capisco che cosa sta succedendo.
    Se tutto è regolato dallo scambio del denaro, perché semplicemente gli Stati non ne producono continuamente distribuendolo a piacimento affinché venga speso? Non si capisce il motivo delle elargizioni solo a seguito di crisi. E le stesse crisi sono inspiegabili. In verità, sembra di vivere a Monopoly, e tutti sembrano accettare, a parole, le sue regole.
    A parole, nel circense congresso del PDL, tutti poggiano il loro mattoncino sulla base delle regole del Monopoly. Fini parla di laicità, la Meloni parla di legalità, Gasparri parla del reciproco rispetto tra maggioranza e opposizione.
    Il tutto è finalizzato a convincere noi, gli astanti, volontari o nolenti, che le regole sono rispettate e le vittorie, morali e materiali, lecite.
    Il liberismo mastica le sue stesse regole mentre le elogia.
    Non vedo ancora la luce in fondo al tunnel.

  3. PierGiorgio Gawronski said

    Ci sono tre visioni dell’economia. 1 Comunista/ Statalista/ Protezionista 2 Riformista democratica o liberal di sinistra 3 Liberista

    La 2 era l’idea originaria di Adam Smith; pensa che il libero mercato è ottimo per produrre beni privati ma (a) non funziona in alcune situazioni, e (b) ha comunque sempre bisogno di regole (leggi, norme, etica…) per funzionare. Da qui l’esigenza di uno stato regolatore, ma neutrale. Questa è la nostra idea.

    E’ come dire:
    1 “non puoi andare da Roma a Milano se prima non mi chiedi il permesso, che io STato decirerò se darti volta per volta”
    2 Chiunque può andare da roma a Milano ma guidando a destra invece che a sinistra, non andando più veloce di 130Kmh, ecc.
    3 Chiunque può andare da Roma a Milano come gli pare, senza dover rispettare alcuna regola.

    La destra attribuisce la crisi all'”America”, come se Obama fosse Bush, come se non avessero appoggiato l’avversione di Bush alle regole internazionali, come se in Italia non avessero fatto lo stesso (salvo che la Banca d’Italia ha impedito guai più grossi con la sua supervisione bancaria).

  4. Karolina Teller said

    Grazie per l’ottima e semplice spiegazione, denota conoscenza profonda perché solo che sa non disprezza le spiegazioni chiare.
    Purtroppo questa nostra Italia è ancora legata al seicentesco modo di concepire la conoscenza in stile Barocco e con grovigli lessicali da Azzeccagarbugli.
    Ma ho alcune considerazioni riguardo alla schematizzazione dell’Economia:
    1) Statalismo implica una definizione di “Stato Totalitario ideale” lontana dalla nostra concezione umana, tanto quanto lo è il pensiero cristiano. Nota che totalitario non ha una accezione negativa in questo caso,
    2) L’Economia Liberale di Sinistra sembra un buon compromesso, ma deve poggiare su uno Stato solido nelle sue regole e capace di adattarsi agevolmente ai cambiamenti tecnologici e sociali. Uno Stato siffatto è la “Democrazia Ideale”. Una democrazia è per sua natura fragile e vulnerabile, come qualunque organismo complesso che si difende producendo i suoi anticorpi. Una infezione incontrollata può essere letale.
    3) Il Liberismo lo stiamo sperimentando. Poiché non ammette un attributo “ideale”, esso è sicuramente osservabile e misurabile scientificamente in qualunque sua realizzazione imperfetta. La sua forza è nella facilità di implementazione.
    Due parole sul concetto di democrazia: nella evidenza storica mi sembra che la democrazia e la società non siano mai state in sintonia. E’ quanto mai necessario che la società sia compenetrata nella democrazia e viceversa. Ciò comporta una notevole consapevolezza individuale della propria appartenenza all’insieme sociale. Ne dovrebbe scaturire, a mio avviso, un semplice concetto che si pone a complemento del primo articolo della nostra Costituzione:
    L’Italia (o qualunque Stato) è una Repubblica (la forma più idonea a ospitare l’idea di democazia) fondata sul lavoro, e il lavoro è un dovere di ogni individuo, nella misura delle sue capacità fisiche e intellettuali.
    Finché parleremo di lavoro come diritto e non come dovere, qualunque realizzazione del motore economico sarà fallace.

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