Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Le previsioni dell’OCSE smentiscono l’ottimismo di maniera

Posted by piergiorgiogawronski on March 31, 2009

Logo OCSELe previsioni dell’Ocse sul 2009 e 2010 – appena uscite – confermano quello che già sapevamo: le cose vanno molto peggio di come i governi europei – soprattutto quello italiano –  vogliono far credere. -4.3% è la variazione del PIL prevista quest’anno, crescita negativa zero l’anno prossimo, e disoccupazione in Europa (e Italia) oltre il 10%. Si tratta di previsioni tanto negative quanto realistiche.

L’ottimismo di maniera  – oggi pesantemente smentito –  fa perdere credibilità ai governi, e aumenta l’incertezza. Stiamo raccogliendo il frutto del drammatico fallimento delle confuse politiche economichedella destra europea, di Merkel, Sarkozy e Berlusconi. La crisi iniziata in America poteva contenuta qui da noi se l’Unione Europea avesse messo in campo un’azione coordinata. Invece sono prevalsi gli egoismi nazionali e lo scaricabarile.

L’OSE critica anche la Banca Centrale Europea, e con ragione: non può continuare a tenere i tassi a livelli così alti (1,5%) in una situazione del genere: è l’unica al mondo! E’ la dimostrazione che Trichet sta pesantemente sottovalutando il rischio della deflazione, che accentuerà la crisi. Bisognerebbe invece cambiare con urgenza lo Statuto della BCE per consentirle l’acquisto di titoli pubblici.

L’OCSE chiede infine di “focalizzare le politiche sui disoccupati”. Ha ragione anche qui: perché così si sostengono le vendite di tutte le imprese. Quel che bisognerebbe fare subito è vaare una indennità di disoccupazione generalizzata e automatica, che dia certezze a tutti iprecari, finanziata, se ne sono capaci, attraverso il recupero dell’evasione e degli sprechi, altrimenti attraverso un aumento delle tasse sui redditi da 70.000Euro in su.

Advertisements

2 Responses to “Le previsioni dell’OCSE smentiscono l’ottimismo di maniera”

  1. Angelo said

    Mi pare che si continui a pensare all’uscita dalla crisi cercando di rimettere in moto la macchina che ha preso in pieno un muro a 100 all’ora.
    Forse sarebbe meglio lasciarla lì e cominciare a camminare.
    Tutti i segnali sembrano convergere sulla necessità di una forte regolazione della finanza, in ambito locale e internazionale, con un controllo serio da parte dello Stato.
    Questo significa probabilmente la fine del consumismo fine a se stesso, la drastica riduzione della produzione di beni al solo scopo di mantenere un elevato PIL. Tutto ciò è stato finora stimolato da una collaborativa degenerazione dei servizi pubblici e dalla creazione di finti bisogni materiali. Auto private al posto delle metropolitane e dei treni, tecnologie elettroniche rese obsolete in modo artificioso, per non fermare il mercato, distribuzione inefficiente dei beni di prima necessità.
    Inoltre il tutto è basato sullo scambio di lavoro contro denaro, ergo sul principio del moto perpetuo della spesa alimentata dalla retribuzione.
    Questo meccanismo non funziona per un basilare principio che dalla fisica si estrapola a qualunque ambito reale: conservazione dell’energia.
    Ciò che ha reso possibile l’apparente paradosso finora è stato la continua alimentazione del motore immobile con finte risorse, produzione incontrollata di denaro, indebitamento pubblico, la catena di sant’Antonio del valore fittizio che si trasformerebbe magicamente in profitto reale.
    Questa teoria economica è fallimentare. D’altra parte occorre trovare una forma nuova di induzione alla produzione, finalizzata al benessere e non al consumo, facendo i conti con la natura umana, indubbiamente egoista e nichilista. Veramente sembra di essere giunti ad un punto critico dell’esistenza dell’Umanità, altro che giochetti di Economia!

  2. PierGiorgio Gawronski said

    Certo che la Finanza va regolata, anche a livello internazionale. E ci vorrebbe un rafforzamento di un embrione di governo mondiale, dell’ONU, del coordinamento internazionale tramite G20, degli organismi regionali tipo Unione Europea. (Altro che anti-europeismo della destra). Perché i problemi sono globali, le interdipendenze pure.

    Solo, per rifare le regole ci vuole tempo, e non credo che rifare le regole possa essere una scusa (vedi Merkel e Tremonti) per non affrontare la crisi. Una crisi che lascia disperati tanti che perdono il lavoro, e anche di più.

    Non credo il problema della crisi attuale sia quello di riorientare i consumi, perché non sono andati in crisi alcuni settori “consumisti” rispetto ad altri che producono “autentico benessere”, bensì tutta l’economia allo stesso modo. Perché la gente si è messa a risparmiare, ad accumulare risparmi, cioè ricchezza, per un moto di paura. Questa crisi si affronta sostenendo la domanda, i consumi e gli investimenti in cose buone e meno buone, a seconda di quello che la gente sceglie.

    Per riorientare i comsumi, proverei a riflettere piuttosto sui limiti alla pubblicità, o sull’insegnamento morale e religioso, sugli stili di vita tramandati dalle famiglie, ecc.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

 
%d bloggers like this: