Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Funzionerà? note sulla crisi

Posted by piergiorgiogawronski on April 7, 2009

Le borse mondiali sono finora cadute allo stesso ritmo del 1929-30. La produzione industriale mondiale (in mancanza dei dati del PIL, che arrivano con molto ritardo) sta cadendo a ritmi più rapidi che nel 1929-30. Lo stesso dicasi per il commercio mondiale – fenomeno particolarmente preoccupante, dato che gli economisti la considerano la principale causa della spirale che portò alla Grande Depressione. E come allora, la crisi è davvero globale.

PILCosa è diverso? Le politiche monetarie più espansive, i tassi d’interesse nominali più bassi, i deficit pubblici più alti. In una parola: la risposta di politica economica è diversa da allora. Funzionerà?

Un’ultima annotazione riguarda le differenze regionali. In America, UK, e Cina, la risposta di politica economica è stata molto più intensa che in Europa. Infatti, la crisi – pur essendo nata negli USA – appare ora meno grave lì che da noi. Tuttavia, anche il Giappone ha messo in campo una cura più forte che da noi, ma le cose non vanno meglio di qui, almeno per ora…

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2 Responses to “Funzionerà? note sulla crisi”

  1. Rambo said

    forse le cose continueranno ad andare male per un po’, ma la crisi non riguarda tutti. Non riguarda chi ha il posto fisso, chi ha la pensione, e invece riguarda i giovani in pieno, perché chie sce ora dall’università e dalla scuuola non trova lavoro

  2. Angelo said

    Per Rambo.

    La crisi è profonda, per il solo fatto che sta cambiando il modo di vivere nella società.
    Pensare al privilegio del “posto fisso” o della pensione, in una sovrastruttura sociale che si sgretola, perché ormai inadatta ad un mondo nuovo, è porsi nei confronti della realtà con occhi rivolti al passato e idee vecchie.
    Lo strascico dell’ormai superato concetto della “società del benessere” basata sul reddito da lavoro “sicuro” durerà qualche anno ancora, ma già oggi molte aziende, prima che in Italia all’estero, stanno cambiando registro per salvare se stesse, non certo i loro lavoratori.
    Ora commettiamo l’errore di leggere una sentenza di condanna per i giovani, come se il mondo futuro non fosse il loro, ma il nostro. Ma nel futuro non ci potrà essere regressione, un ritorno al medioevo, o senza scomodare troppi secoli, un ritorno al primo ‘900.
    L’ambiente, e non solo quello inteso in termini naturalistici, è profondamente cambiato in questi ultimi decenni. I traguardi tecnologici raggiunti già solo nella modernizzazione dei mezzi di produzione e la capillarizzazione del consumo di massa ci hanno modificato nel nostro DNA sociale.
    E una tale mutazione non è reversibile, ma induce verso altre mutazioni. La globalizzazione non ha fatto altro che scatenare l’energia che era già accumulata nella cosidetta “economia di mercato”, e che lo sta modificando, come una violenta reazione chimica che trasforma i suoi elementi di partenza in altri composti.
    Nessuno sembra capace di prevere la fine della crisi, o forse nessuno ha il coraggio di guardarla.
    Ma di sicuro riguarderà tutti.

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