Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

Posts Tagged ‘istituzioni democratiche’

Non si apre il vaso di Pandora quando il pifferaio è Berlusconi

Posted by piergiorgiogawronski on May 24, 2009

COMUNICATO – “Proposte sulle istituzioni assai simili a quelle di Micromega 1986 sono state già presentate nella direzione nazionale del partito democratico (ancora il 21 Aprile scorso), e in diverse altre sedi dal sottoscritto fra il 2007 ed oggi. Purtroppo, solo Bassanini e pochi altri “liberal” hanno appoggiato nel PD la linea del rafforzamento della democrazia italiana”. Lo afferma l’economista Piergiorgio Gawronski, secondo il quale “Veltroni sbagliò ad inseguire Berlusconi sulla strada delle proposte decisioniste, demagogiche e illiberali”, perché “è chiaro che in Italia bisogna partire dal rafforzamento dei contrappesi democratici e della divisione dei poteri, come ha fatto Obama”. Secondo Gawronski, “Franceschini continua  nello stesso errore di Veltroni, e questo francamente mi spaventa”. “Se Berlusconi è considerato da tutto il partito democratico un pericolo per la democrazia  – continua Gawronski –  allora con lui non è possibile attuare alcuna riforma istituzionale. Appoggiare il referendum  è perciò un rischio enorme: occorre cambiare la linea del partito, a cominciare dal voto del 21 Giugno”.

 

Apc-Riforme/ Micromega: Berlusconi ha copiato nostra proposta dell’86

Roma, 24 mag. (Apcom) – Sulla proposta di ridurre a 100 il numero

dei parlamentari “Berlusconi ha copiato MicroMega, con 23 anni di

ritardo, e con fini ovviamente opposti”. Lo sostiene, in una

nota, la rivista, precisando che ad avanzare la proposta è stato

nell’86 il direttore Paolo Flores d`Arcais, “nel quadro di una

proposta di riforma che accentuava la divisione dei poteri,

rafforzava l`autonomia dei parlamentari dalle segreterie di

partito, stabiliva le primarie vincolanti, limitava a tre i

mandati (di cui solo due consecutivi), introduceva

l`incompatibilità fra cariche elettive e governative, insomma

riduceva drasticamente il potere della ‘casta’. Esattamente

l`opposto di quanto vuole fare Berlusconi”.

 

“Il paradosso – prosegue Micromega – è che l`opposizione, anziché

prendere Berlusconi in parola, e formulare subito una legge per

la monocamerale con cento deputati (e le primarie vincolanti, e

tutti gli altri accorgimenti anti-casta), sta regalando al

macro-partitocrate di Arcore anche la battaglia contro la

partitocrazia. Siamo con ciò ad una impensabile sinergia di

masochismo e demenza”.

 

Sul numero della rivista, “chiuso in tipografia il 16 maggio

1986”, Micromega proponeva “una sola camera, formata da pochi

deputati (un centinaio)” perchè “avrebbe maggiori difficoltà nel

mantenere le proprie quotidiane attività in una sorta di cono

d`ombra”, cioè consentirebbe agli elettori una maggiore

possibilità di controllo, e di votare poi a ragion veduta. “Un

collegio unico nazionale”, perché “scoraggerebbe il deputato

dalla presentazione di leggine a sfondo localistico” e altre

“forme di degenerazione della vita pubblica”. “Trasformare il

contributo pubblico ai partiti con erogazione gratuita di servizi

(spazi sui mezzi di comunicazione, in primo luogo)” e stabilire

per i contributi di privati il dovere dei partiti (e dei privati)

“di pubblicare bilanci analitici esposti a controllo incrociato,

con sanzioni adeguate (a effetto deterrente) in caso di mendacio

anche marginale”.

 

Inoltre, si proponeva di introdurre la possibilità del “voto

plurimo anche a candidati di liste diverse”, cioè la possibilità

di “personalizzare” il proprio voto, scomponendolo ad esempio in

tre preferenze, poiché ciò “avrebbe l`effetto di ridimensionare

il potere delle segreterie, favorendo candidature indipendenti e

di frontiera”.

 

Per rispondere alla possibile accusa di trascurare la questione

della stabilità dei governi, la proposta di MicroMega del 1986

proponeva la consultazione elettorale in due turni. “Nel primo si

eleggono cinquanta deputati in modo rigorosamente proporzionale.

Nel secondo, ogni coalizione presenta, oltre alla lista dei

candidati, la lista del governo (premier compreso) e alla

coalizione che ottiene la maggioranza relativa (ma qualificata:

ad esempio il 40%) vengono attribuiti i tre quarti dei rimanenti

cinquanta seggi. All`interno della coalizione i seggi vengono

ripartiti in proporzione ai voti di ciascuna lista al primo

turno”.

 

Queste proposte venivano accompagnate dalla richiesta di

“incompatibilità tra cariche elettive (o in Municipio o a

Strasburgo, insomma), tra cariche elettive e funzioni

ministeriali (tranne che per il premier), tra cariche elettive e

cariche di nomina politica (nelle banche, nell`industria di

Stato, nelle Usl, ecc.), da estendere nel tempo, di modo che non

si diano lottizzazioni di “buonuscita”. Il tutto nel quadro di

una sempre più radicata autonomia della magistratura.

 

“Nel corso degli anni successivi MicroMega, sempre con articoli

del suo direttore Paolo Flores d`Arcais, avrebbe precisato –

riferisce ancora la nota – ed arricchito la proposta, teorizzando

un sistema che introduceva le primarie vincolanti (proposta

considerata con interesse, fin nei suoi dettagli tecnici, anche

da autorevoli ‘antipatizzanti’ della rivista come Panebianco), e

la trasformazione del Senato in una seconda camera non

legislativa ma di controllo (di ‘difensori civici’), composta dai

cinquanta sindaci delle maggiori città, e dagli altri cinquanta,

a sorte e a rotazione annuale, tra tutti i sindaci di comuni con

più di cinquemila abitanti”.

 

“Tutte proposte – prosegue Micromega – che, di fronte all`uscita

sfacciatamente demagogica di Berlusconi, una opposizione degna

del nome (e non complice di una ‘solidarietà di casta’),

rilancerebbe immediatamente, formulandola in un disegno di legge,

per il quale già da domani chiederebbe a milioni di cittadini una

firma di sostegno, organizzando gazebo in tutto il paese. Con il

che Berlusconi sarebbe messo con le spalle al muro, e la sua

spudorata demagogia si ritorcerebbe contro il suo regime.

Proposta troppo semplice e di ovvia intelligenza, per sperare che

il Pd voglia praticarla”.

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Veline e soubrettes nelle liste Europee (meno male che c’è Veronica)

Posted by piergiorgiogawronski on April 29, 2009

Veronica Lario, moglie di Berlusconi, soffre: “Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”. Nonostante ciò, ha deciso coraggiosamente di denunciare il “ciarpame senza pudore” che il PDL si appresta ad inviare a Bruxelles per rappresentarci. “Attreverso il paravento delle curve e della bellezza femminile” emerge “la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere, che offende la credibilità di tutte…”. Chiarissimo: Berlusconi è la degenerazione finale (o vogliamo andare ancora oltre?) della “casta” intoccabile di politici che ci domina.

Ce ne fossero di italiani così: invece del solito “tengo famiglia” con il quale pieghiamo la schiena al prepotente di turno, Veronica ci mostra come si può uscire da questo malinconico declino italiano: tenere la schiena dritta, e pagare il prezzo con dignità!

Ma è altrettanto sconvolgente, per arroganza, la risposta di Berlusconi a quella “signora”. Non mi riferisco tanto ad alcune sue dichiarazioni (I candidadi del PD sono “maleodoranti”, “io sono il genitore più amato dai figli”, “la signora” si è prestata a una manovra politica, ecc.). Mi riferisco ai “fatti”. Da quando il Capo ha dettato la linea, verso le ore 12:30 di oggi il sito di Forza Italia si è aperto a una valanga insulti personali contro Veronica: evidentemente orchestrata (abbiamo provato a mandare un messaggio in difesa di Veronica, ma guarda caso non è stato pubblicato). Non dico che Berlusconi e il PDL non debba difendersi da o replicare alle accuse: ma il modo che hanno scelto è tipicamente squadrista: nessun messaggio immesso sul sito risponde nel merito; tutti – dal Gran Capo all’ultimi dei militanti – attaccano Veronica sul piano personale: “Attricetta”, “sputa nel piatto in cui mangia”, “approfitta dei soldi del marito”… ci manca solo che gli diano della prostituta.

Nulla di nuovo soto il sole. In America lo chiamano “character assassination”. Quando non hai nulla da replicare nel merito, calunniare per togliere credibilità all’interlocutore è l’unica strada che rimane. Disgustoso!

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Siamo tutti aquilani

Posted by piergiorgiogawronski on April 8, 2009

Oggi, siamo tutti aquilani. Perché alcuni nostri amici (io vado regolarmente il sabato sul Gran Sasso a fare parapendio con i piloti dell’Aquila) stanno soffrendo. Perché stiamo mettendo a loro disposizione le nostre case romane  – inutilmente, peraltro: gli aquilani stanno scegliendo di restare, salvo una minoranza sfollata verso seconde case, famiglie di origine, o alberghi della costa. Perché poteva succedere anche a noi: i nostri edifici, a quanto pare, in molte zone del paese non reggono a un terremoto che in Giappone sarebbe considerato un sisma minore. Perché anche a Roma le scosse al quarto piano si sentono forti.

Un paese senza regole, un paese intorpidito dall’ottimismo di maniera, dai modelli basati sulla furbizia, sull’apparire invece che sull’essere, senza regole condivise. Dall’altra parte, un paese tradito dall’ipocrisia, dall’egoismo, e dalla chiusura delle sue classi dirigenti. L’Aquila, l’Italia: fa lo stesso. Siamo destinati a un brusco risveglio.

 

Il dramma dell’Aquila serva come monito. Occorre cambiare il modo di fare la politica, di amministrare le città, di progettare, di utilizzare le competenze. Cambiare si può. Se sapremo unirci prima di tutto umanamente, in un progetto condiviso per il PD e per il paese. 

 

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La destra non ha ancora fatto pace con la Costituzione

Posted by piergiorgiogawronski on March 29, 2009

La destra non ha ancora fatto pace con la Costituzione. Il PDL vuole riforme istituzionali per concentrare ulteriormente il potere nelle mani dell’esecutivo, riducendo ad organi del governo gli altri poteri dello Stato, le Autorità Garanti, la RAI, la pubblica amministrazione. L’idea che la concentrazione dei poteri aumenti l’efficienza del governo è una mistificazione autoritaria, contraddetta da 250 anni di storia democratica occidentale. Il PD deve  avere un progetto istituzionale di segno opposto: aumentare i contrappesi democratici, la divisione dei poteri, la trasparenza a tutela della sovranità popolare.

Le riforme istituzionali non devono riportare il paese a prima del 1948, ma rafforzare la democrazia di fronte alle sfide autoritarie e mafiose della modernità: noi non capiremmo cedimenti su questo terreno.  Con l’attuale quadro politico è difficile pensare a riforme costituzionali condivise. Meglio attuare assieme i tanti articoli della Costituzione ignorati o calpestati dalla politica, come l’Art. 49 (democrazia nei partiti), l’art. 81 c.4 (divieto di finanza pubblica “creativa”), e l’Art.97 (meritocrazia, de-politicizzazione della pubblica amministrazione).

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Il “nostro” progetto

Posted by piergiorgiogawronski on February 11, 2009

La  classe  politica  ha  occupato le istituzioni, e le utilizza a proprio vantaggio. Utilizza illegittimamente il denaro pubblico per mantenersi al potere. A causa di questi sprechi, di questi abusi, le istituzioni funzionano male, e il paese perde in competitività e compattezza sociale. Sto cercando il consenso della gente onesta per ripulire le istituzioni da questa “casta”, e restituirle agli Italiani per bene.
continua

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