Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

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Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2009

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Dichiarazione di candidatura

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2009

PierGiorgio Gawronski Caro amico/a,

forse ci siamo già incontrati, abbiamo chiesto insieme il rispetto della legalità, la fine degli abusi “legalizzati” dei politici, del mobbing contro le persone migliori. Ti chiedo di fermarti un attimo a leggere questa riflessione sul nostro destino comune, e la proposta che ne segue.
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Un programma per il senso civico

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2009

Michele Salvati (Corriere del 22 agosto) pone un problema inusuale alla politica: come risollevare il senso civico degli italiani? Possono la destra e la sinistra competere su questo terreno?

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Ti chiedo di fermarti un attimo

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

Caro amico/a

forse ci siamo già incontrati, abbiamo chiesto insieme il rispetto della legalità, la fine degli abusi “legalizzati” dei politici, del mobbing contro le persone migliori.

Ti chiedo di fermarti un attimo a leggere questa riflessione sul nostro destino comune, e la proposta che ne segue.

Le elezioni primarie del Partito Democratico offrono uno spiraglio straordinario per arricchire di idee e forze fresche il sistema politico, e provare a cambiarlo. Se riuscirà a valorizzare il desiderio di partecipazione e le competenze della società civile, il P.D. sarà un partito “nuovo”, in grado di guidare l’Italia fuori dal pantano di una transizione incompiuta.

I nostri attuali leaders, però, non sembrano avere un progetto istituzionale in grado di fermare la “corruzione politica”, che corrode la nostra democrazia, il bilancio dello Stato, e l’etica pubblica. Non c’è da sorprendersi: i nostri politici migliori devono la loro carriera a questo sistema, ai rapporti che con esso hanno stabilito: è difficile sperare che si pongano alla guida di un cambiamento profondo.

Avendo lavorato alcuni anni all’estero (come economista, sulla povertà globale), mi è particolarmente difficile subire passivamente questa situazione. Certo, anche negli altri paesi europei ci sono corruzione e abusi: ma essi non sono elevati a sistema. Perché da noi non può essere lo stesso?

Ho pertanto deciso di mettere a tua disposizione un’alternativa alla “continuità” rappresentata dai candidati dei partiti, candidandomi a Segretario Nazionale del nascente Partito Democratico. E di proporre così il progetto di riqualificazione etico-istituzionale in cui credo ci riconosciamo in molti, essendo stati i suoi elementi ampiamente discussi negli anni scorsi, fuori dai circuiti politico-mediatici dominanti, nelle nostre associazioni e, in modo magari meno “colto”, però anche negli uffici, nelle piazze, e nei bar del nostro paese.

Il senso di questa scelta è, in primo luogo, quello di offrire una opportunità a tutti gli italiani che vogliono ripristinare la dignità del nostro paese. Intendo portare nella Assemblea Costituente del P.D. una forte componente della società civile, che sappia andare al di là delle logiche con cui si sono mossi finora i partiti in Italia, e che interpreti in modo molto più diretto le istanze, le speranze della società, dei giovani, e di tutti coloro che quotidianamente ambiscono a costruire il nostro paese.

Per essere “nuovo”, il P.D. deve avere gente nuova. Se proviamo a muoverci insieme, potremmo scoprire che siamo in tanti. Ma per verificarlo dobbiamo metterci in cammino. L’indignazione non basta più.

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programma per il senso civico

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

Michele Salvati (Corriere del 22 agosto) pone un problema inusuale alla politica: come risollevare il senso civico degli italiani? Possono la destra e la sinistra competere su questo terreno? La questione è importante non solo per l’economia, ma anche per la qualità delle relazioni interpersonali e comunitarie nel nostro paese.

A questo proposito, dai candidati impegnati nelle primarie del P.D. comincia ad emergere qualche indicazione. C’è chi suggerisce di scegliere i manager delle ASL e della RAI “in base a comprovate doti di esperienza e di conoscenza”, chi di ridurre parte dei privilegi pensionistici dei parlamentari. Non emerge però “un indirizzo coerente e severo” che, se “tenuto fermo, cambierà anche le mentalità e gli atteggiamenti degli italiani”. Perché? Secondo Salvati, “destra e sinistra … sono mute… Il gioco politico in cui sono immerse non consente loro di affrontare [il tema] con la priorità che merita: affrontarlo significa scontrarsi con interessi e mentalità diffuse; … significa sostenere … un riformismo rivoluzionario”.

Immaginiamo allora un Salvati un candidato alle Primarie del P.D., libero da ogni “gioco politico”. Cosa potrebbe proporre di diverso e di più? Potrebbe cominciare dal cuore della malattia italiana: la politica. Non è facile, nell’Italia delle “caste”, parlare dei privilegi dei politici. Se un economista serio, come Salvati, proponesse una riduzione degli stipendi dei parlamentari dagli attuali 28.000 Euro lordi, a meno di 10.000 Euro al mese (5.000 netti), verrebbe accusato di demagogia. Eppure solo il taglio dei privilegi dei parlamentari darebbe un risparmio annuo di circa 200-250 milioni di Euro! Se si intervenisse anche sui parlamentari Europei e sugli altri 170.000 amministratori degli enti centrali e locali, i risparmi sarebbero dell’ordine dello 0.2% del PIL. Senza contare gli effetti della riduzione del numero degli eletti, delle norme sulle incompatibilità, sul divieto di cumulo, sui tetti di spesa alle campagne elettorali, ecc.. Ma più che i risparmi, conta l’effetto sul senso civico, far passare l’idea di una “politica come servizio”. Come può la politica guidare una rivoluzione etica, se non dà l’esempio?

Salvati potrebbe continuare con la pubblica amministrazione. Chiedere, ad esempio, che a tutta la P.A. (non solo alle ASL) si acceda per concorso (con rare eccezioni); rendere più serie e indipendenti le commissioni d’esame dei concorsi; intervenire sulle “consulenze” (il sistema più comune per trasferire “legalmente” i soldi pubblici sui conti correnti degli amici); combattere il mobbing (che colpisce i funzionari migliori). Tagliare i costi della Presidenza della repubblica e di altri organi, eliminare gli enti inutili, gli stipendi e le pensioni d’oro, imporre regole all’attuale “federalismo corrotto”. Potrebbe anche chiedere l’istituzione di una forte Autorità Garante della Pubblica Amministrazione: che faccia rispettare le norme, promuova riforme meritocratiche, la trasparenza (su internet gli stipendi di dirigenti e politici, incarichi, le relazioni tecniche su cui si fondano le policies).

Ma che succede se, per esempio, i nuclei tecnici non sono autonomi, se la terzietà della pubblica amministrazione è cancellata da una qualsiasi Legge Frattini? La trasparenza non decollerebbe, e le relazioni tecniche arriverebbero su internet distorte dalla “ragion politica”. Si pone dunque il tema del rapporto fra politica e p.a.: le carriere non devono essere decise dai partiti; i conflitti di interesse dei membri delle assemblee elettive vanno soppressi; lo spoil system deve essere regolato e fortemente circoscritto.

Un programma politico per il senso civico, infine, deve coinvolgere la società: abolendo le “caste”, allargando gli spazi di partecipazione in base al merito e non in base ai privilegi. Un esempio: perché i grandi giornali italiani non danno spazio agli esperti esterni, che avrebbero molte cose interessanti da dire? Si potrebbe incoraggiarne l’accesso modulando gli incentivi pubblici alla stampa. Un altro esempio: un programma di mille borse di studio all’anno per studi post-universitari all’estero costa solo 100 milioni. La scuola dovrebbe aprire prospettive imprenditoriali agli studenti dell’ultimo anno; insegnare l’educazione civica; riattivare l’insegnamento delle religioni – uno dei fondamenti del pensiero etico dell’Umanità: studiare “laicamente” la Bibbia, come si studia l’Eneide.

La politica cominci a dare l’esempio. Il parlamento è pieno di pregiudicati: il P.D. si dia un codice etico stringente. E credo che Salvati personalmente, se fosse candidato alle primarie, annuncerebbe che – qualora eletto Segretario Nazionale del Partito Democratico –  non si candiderebbe al Parlamento fino a quando gli stipendi e i privilegi pensionistici non fossero stati abbattuti di almeno il 50%. Almeno, io farei così.


di PierGiorgio Gawronski

24 Agosto 2007

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