Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

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Siamo tutti aquilani

Posted by piergiorgiogawronski on April 8, 2009

Oggi, siamo tutti aquilani. Perché alcuni nostri amici (io vado regolarmente il sabato sul Gran Sasso a fare parapendio con i piloti dell’Aquila) stanno soffrendo. Perché stiamo mettendo a loro disposizione le nostre case romane  – inutilmente, peraltro: gli aquilani stanno scegliendo di restare, salvo una minoranza sfollata verso seconde case, famiglie di origine, o alberghi della costa. Perché poteva succedere anche a noi: i nostri edifici, a quanto pare, in molte zone del paese non reggono a un terremoto che in Giappone sarebbe considerato un sisma minore. Perché anche a Roma le scosse al quarto piano si sentono forti.

Un paese senza regole, un paese intorpidito dall’ottimismo di maniera, dai modelli basati sulla furbizia, sull’apparire invece che sull’essere, senza regole condivise. Dall’altra parte, un paese tradito dall’ipocrisia, dall’egoismo, e dalla chiusura delle sue classi dirigenti. L’Aquila, l’Italia: fa lo stesso. Siamo destinati a un brusco risveglio.

 

Il dramma dell’Aquila serva come monito. Occorre cambiare il modo di fare la politica, di amministrare le città, di progettare, di utilizzare le competenze. Cambiare si può. Se sapremo unirci prima di tutto umanamente, in un progetto condiviso per il PD e per il paese. 

 

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Un programma per il senso civico

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2009

Michele Salvati (Corriere del 22 agosto) pone un problema inusuale alla politica: come risollevare il senso civico degli italiani? Possono la destra e la sinistra competere su questo terreno?

continua

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UN’ AUTORITA’ GARANTE PER LA P.A.

Posted by piergiorgiogawronski on February 11, 2000

Una Autorità Garante della Pubblica Amministrazione

“La pubblica amministrazione continua ad essere vittima di abusi e agli sprechi. I tentativi di ridurli sono velleitari fintantoché non cambieranno le regole, e non ci sarà chi le fa applicare”. Lo ha dichiarato il candidato alla Segreteria Nazionale del Partito Democratico, PierGiorgio Gawronski, secondo il quale “il governo è ai minimi di popolarità perché chiede sacrifici, ma la classe politica non dà l’esempio”. “Un comandante non può mandare i suoi subordinati in prima linea, restare dietro, ed essere popolare”. Gawronski ha anche affermato che “in questi giorni mi segnalano casi di ‘mobbing’  in diverse istituzioni anche ai vertici del paese: una vergogna che deve finire”.

Gawronski  ha anche insistito sugli sprechi e sui costi delle istituzioni: “Mentre il governo taglia da una parte, nuovi sprechi si creano da un’altra. Troppi politici cooptano i loro amici nelle amministrazioni, senza passare per i concorsi pubblici richiesti dall’art. 97 della Costituzione. Il risultato è un eccesso di dipendenti nel settore pubblico, stipendi esagerati, carriere fulminanti di personaggi mediocri che poi diventano inamovibili”. “Occorre spezzare il nodo che la politica ha stretto intorno alla pubblica amministrazione, ristabilire il principio della terzietà, e riqualificare le istituzioni.

L’economista chiede la creazione di una forte Autorità Garante della Pubblica Amministrazione, autonoma dalla politica, sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della repubblica, “che faccia rispettare le regole, quando ci saranno. In Italia ci sono troppe regole: solo la politica è senza regole, e ne approfitta per attribuirsi tutti i privilegi. Non è per demagogia che pongo questo problema, ma perché ogni ripresa del senso civico in Italia non può che partire dal vertice. Dopo la Finanziaria”, ha concluso, “bisognerà rivedere con urgenza i rapporti fra politica e pubblica amministrazione”.
(10 Settembre 2007)

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ISTITUZIONI

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

La democrazia in crisi

► Rilanciare la Democrazia
► Pubblica Amministrazione: una rivoluzione
► Smantellare il sistema dei privilegi della politica
► “Power to the people”

► Domande Frequenti

  • In Italia ci sono problemi democratici?
    Il sistema elettorale maggioritario, negli anni scorsi, ha messo in risalto la presenza di alcune “falle” nelle garanzie democratiche. La sfiducia nelle istituzioni, e le spinte populiste aumentano i rischi democratici.

    Inoltre, la divisione dei poteri già oggi è insufficiente: perquesto Freedom House classifica l’Italia fra i paesi “parzialmente democratici”. Alcuni esempi sono la concentrazione delle TV, il controllo del governo sulla RAI, la mancanza di democrazia nei partiti, la relativa autonomia delle Autorità Garanti e della Pubblica Amministrazione.

    La transizione istituzionale iniziata nel 1993 è ancora incompiuta. La strada per uscirne – quella che credo dovrebbe imboccare il P.D. – è: rafforzare le garanzie democratiche per consentire alle nostre istituzioni di “reggere” un sistema elettorale maggioritario ed altre riforme volte a favorire la governabilità.

  • La pubblica amministrazione è un tema noioso: perché insisti?

    Sei giovane: i concorsi truccati sono un problema che ti riguarda? Lavori nello Stato: sai cos’è il mobbing? Lavori nel privato: conosci le file allo sportello, la mala sanità, i servizi che non funzionano? Hai mai riflettuto sul fatto che tutte le politiche (economiche, sociali, ambientali, internazionali), dal loro disegno tecnico alla loro traduzione normativa, fino alle verifiche di impatto, dipendono dalla qualità della pubblica amministrazione?
    Qui è in gioco la qualità della tua vita.

  • Perché il P.D. deve partire dalla lotta ai privilegi? Non è demagogia?
    Perché la strategia del P.D. deve cominciare dal taglio radicale degli stipendi dei parlamentari e dalla lotta ai privilegi? Non è demagogia?

    I privilegi della politica costano cari. Non si possono abbassare le tasse se non si taglia la spesa pubblica. Non si può chiedere alla gente di fare “sacrifici” per abbattere il debito pubblico, se la classe dirigente non dà l’esempio. A cominciare dai parlamentari.

    Gli empirici sulla felicità umana, (si veda ad es. Richard Layard, “Happiness: has social science a clue?”) dimostrano che le differenze eccessive di reddito causano ansia e infelicità negli esclusi. L’infelicità causata dai privilegi è quindi una forma di “inquinamento sociale”.

    Il senso civico: gli italiani, quando sono all’estero, dimostrano di averlo. Ma l’Italia resterà sempre “il paese dei furbi” se la classe dirigente per prima dà l’esempio sbagliato.

    La politica: viene corrotta dai privilegi, dagli stipendi d’oro. Se ad es. lo stipendio di un parlamentare fosse di soli 2000 Euro, farebbe politica solo chi ha motivazioni serie, non per un interesse personale. E per “bonificare” il parastato e gli enti locali si deve cominciare dal Parlamento. Se smantelliamo i privilegi, la politica sarà migliore ed anche più aperta a tutti.

    Nel paese c’è molta insofferenza. Se si lascia il tema in mano ai populisti, la stessa democrazia potrebbe soffrirne. Preferisco un Partito Democratico competente e onesto che vinca le elezioni piuttosto che le avventure di segno incerto.

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programma per il senso civico

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

Michele Salvati (Corriere del 22 agosto) pone un problema inusuale alla politica: come risollevare il senso civico degli italiani? Possono la destra e la sinistra competere su questo terreno? La questione è importante non solo per l’economia, ma anche per la qualità delle relazioni interpersonali e comunitarie nel nostro paese.

A questo proposito, dai candidati impegnati nelle primarie del P.D. comincia ad emergere qualche indicazione. C’è chi suggerisce di scegliere i manager delle ASL e della RAI “in base a comprovate doti di esperienza e di conoscenza”, chi di ridurre parte dei privilegi pensionistici dei parlamentari. Non emerge però “un indirizzo coerente e severo” che, se “tenuto fermo, cambierà anche le mentalità e gli atteggiamenti degli italiani”. Perché? Secondo Salvati, “destra e sinistra … sono mute… Il gioco politico in cui sono immerse non consente loro di affrontare [il tema] con la priorità che merita: affrontarlo significa scontrarsi con interessi e mentalità diffuse; … significa sostenere … un riformismo rivoluzionario”.

Immaginiamo allora un Salvati un candidato alle Primarie del P.D., libero da ogni “gioco politico”. Cosa potrebbe proporre di diverso e di più? Potrebbe cominciare dal cuore della malattia italiana: la politica. Non è facile, nell’Italia delle “caste”, parlare dei privilegi dei politici. Se un economista serio, come Salvati, proponesse una riduzione degli stipendi dei parlamentari dagli attuali 28.000 Euro lordi, a meno di 10.000 Euro al mese (5.000 netti), verrebbe accusato di demagogia. Eppure solo il taglio dei privilegi dei parlamentari darebbe un risparmio annuo di circa 200-250 milioni di Euro! Se si intervenisse anche sui parlamentari Europei e sugli altri 170.000 amministratori degli enti centrali e locali, i risparmi sarebbero dell’ordine dello 0.2% del PIL. Senza contare gli effetti della riduzione del numero degli eletti, delle norme sulle incompatibilità, sul divieto di cumulo, sui tetti di spesa alle campagne elettorali, ecc.. Ma più che i risparmi, conta l’effetto sul senso civico, far passare l’idea di una “politica come servizio”. Come può la politica guidare una rivoluzione etica, se non dà l’esempio?

Salvati potrebbe continuare con la pubblica amministrazione. Chiedere, ad esempio, che a tutta la P.A. (non solo alle ASL) si acceda per concorso (con rare eccezioni); rendere più serie e indipendenti le commissioni d’esame dei concorsi; intervenire sulle “consulenze” (il sistema più comune per trasferire “legalmente” i soldi pubblici sui conti correnti degli amici); combattere il mobbing (che colpisce i funzionari migliori). Tagliare i costi della Presidenza della repubblica e di altri organi, eliminare gli enti inutili, gli stipendi e le pensioni d’oro, imporre regole all’attuale “federalismo corrotto”. Potrebbe anche chiedere l’istituzione di una forte Autorità Garante della Pubblica Amministrazione: che faccia rispettare le norme, promuova riforme meritocratiche, la trasparenza (su internet gli stipendi di dirigenti e politici, incarichi, le relazioni tecniche su cui si fondano le policies).

Ma che succede se, per esempio, i nuclei tecnici non sono autonomi, se la terzietà della pubblica amministrazione è cancellata da una qualsiasi Legge Frattini? La trasparenza non decollerebbe, e le relazioni tecniche arriverebbero su internet distorte dalla “ragion politica”. Si pone dunque il tema del rapporto fra politica e p.a.: le carriere non devono essere decise dai partiti; i conflitti di interesse dei membri delle assemblee elettive vanno soppressi; lo spoil system deve essere regolato e fortemente circoscritto.

Un programma politico per il senso civico, infine, deve coinvolgere la società: abolendo le “caste”, allargando gli spazi di partecipazione in base al merito e non in base ai privilegi. Un esempio: perché i grandi giornali italiani non danno spazio agli esperti esterni, che avrebbero molte cose interessanti da dire? Si potrebbe incoraggiarne l’accesso modulando gli incentivi pubblici alla stampa. Un altro esempio: un programma di mille borse di studio all’anno per studi post-universitari all’estero costa solo 100 milioni. La scuola dovrebbe aprire prospettive imprenditoriali agli studenti dell’ultimo anno; insegnare l’educazione civica; riattivare l’insegnamento delle religioni – uno dei fondamenti del pensiero etico dell’Umanità: studiare “laicamente” la Bibbia, come si studia l’Eneide.

La politica cominci a dare l’esempio. Il parlamento è pieno di pregiudicati: il P.D. si dia un codice etico stringente. E credo che Salvati personalmente, se fosse candidato alle primarie, annuncerebbe che – qualora eletto Segretario Nazionale del Partito Democratico –  non si candiderebbe al Parlamento fino a quando gli stipendi e i privilegi pensionistici non fossero stati abbattuti di almeno il 50%. Almeno, io farei così.


di PierGiorgio Gawronski

24 Agosto 2007

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