Piergiorgio Gawronski

il coraggio di cambiare

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Sulle riforme si può fare di più

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2009

Caro Walter,
a settembre hai scritto un articolo sulla democrazia italiana che ho letto con incredula soddisfazione. Vi sono molte novità positive.
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Sulle riforme si può fare ancora di più

Posted by piergiorgiogawronski on February 10, 2000

Caro Walter,

a settembre hai scritto un articolo sulla democrazia italiana che ho letto con incredula soddisfazione. Vi sono molte novità positive. Ad esempio l’idea di una democrazia che decide (maggioritario, più poteri al premier) da coniugare con un rafforzamento delle garanzie democratiche. L’idea che per contribuire al governo della globalizzazione, l’Italia debba dotarsi di «istituzioni adeguate a questi fini» (un po’ più di precisione non guasterebbe). Il fatto stesso di porre apertamente il problema della deriva democratica in Italia è novità degna della massima attenzione. Il sistema elettorale maggioritario è l’elemento centrale di una «democrazia che decide». È anche un elemento essenziale per la coesione dei grandi partiti, quindi del Pd: deve essere il nostro punto di arrivo. Nel 2001-06, tuttavia, il maggioritario «senza contrappesi» ha rivelato il suo potenziale destabilizzante. Sul piano delle garanzie democratiche, offrivi in quell’articolo due proposte significative: le primarie, e i “quorum rafforzati per le modifiche del Titolo 1 della Costituzione”. Le primarie vanno bene; ma occorre anche una legge attuativa dell’art. 49 Cost. (democrazia nei partiti).

Per quanto riguarda le modifiche costituzionali, invece, la tua proposta mi pare insufficiente. Per quanto si “rafforzi” il quorum, si potrà sempre scavalcarlo con una legge ordinaria elettorale “più maggioritaria”. Occorre quindi, da un lato, costituzionalizzare le leggi elettorali; dall’altro lato, collegare le modifiche costituzionali a meccanismi nuovi di rappresentanza proporzionale, pur in un Parlamento eletto col maggioritario. E perché considerare solo il Titolo 1? Che ne è del resto della Costituzione? Perché trascurare il problema della ammissibilità del referendum costituzionale (che la Corte Costituzionale, per una dimenticanza del 1948, non è legittimata a valutare)? I poteri della Corte Costituzionale sono insufficienti: vanno ampliati. La Corte, infatti, può intervenire in via principale solo in caso di conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato: ciò limita le sue possibilità di abrogare la legislazione incostituzionale. Anche i poteri di controllo e garanzia del Capo dello Stato dovrebbero essere rafforzati. In caso di dubbi sulla costituzionalità di nuove leggi, dopo un primo rinvio al Parlamento, il Capo dello Stato dovrebbe potersi appellare alla Corte Costituzionale. Sui decreti legge, dovrebbe esercitare un controllo preventivo circa l’esistenza dei «requisiti di necessità ed urgenza».

Vi sono poi una serie di «poteri nuovi», che i padri costituenti non potevano prendere in considerazione, ma la cui autonomia è ormai essenziale, sul piano democratico, quasi quanto quella della Magistratura: andrebbero dunque protetti con norme costituzionali. Mi riferisco alla Rai e al sistema informativo, alle Autorità garanti, all’Istat: tutti soggetti ad indebite interferenze dei politica. Per la Rai hai proposto «manager competenti»: non significa nulla; nessuno nomina i suoi amici senza dichiararli «competenti»: dov’è la novità, le nuove regole? Il punto vero è un altro: una Rai sotto il controllo della maggioranza è una concezione lontana anni luce da quella anglosassone del “quinto potere” che controlla il governo. Berlusconi, per occupare la Rai nel 2001, ha usato le norme vigenti, varate dalla sinistra. Norme che tu stai silenziosamente suggerendo di mantenere.

E poi c’è la grande questione della pubblica amministrazione, che la Costituzione vorrebbe «terza» rispetto alla politica, e che invece oggi è letteralmente in mano ai politici, alle maggioranze, piegata nella sua imparzialità e umiliata nelle sue competenze, nella sua funzionalità: spoils system senza regole, assunzioni per chiamata diretta (cooptazione) o tramite concorsi «aggiustati», finte consulenze, carriere in mano agli «uomini di mano» dei politici, ecc… Mentre raccoglievo adesioni alla mia candidatura, un precario di Roma, pur entusiasta, non mi ha dato la sua firma «perché se lo sa Veltroni, potrebbe non regolarizzarmi»; stessa cosa per un uomo di cinema, e una impiegata del Comune: «rischiamo di non lavorare più!». Non è un problema di come Veltroni (o Gawronski) usa il potere, ma il mero fatto che i politici abbiano forti poteri di ricatto sulla pubblica amministrazione. Per questo ho proposto una Autorità indipendente per il Merito e l’Efficienza nella Pubblica Amministrazione, che – diversamente da quella di Ichino – garantisca l’accesso alla pubblica amministrazione tramite concorsi veri (art.97 Cost.), le progressioni di carriera in base al merito, la lotta al mobbing (con cui oggi i politici colpiscono i funzionari che non si piegano). E nuove regole sullo spoils system, sulla qualità dei nuclei tecnici, sulla trasparenza (stipendi e relazioni tecniche su internet).

La politica è malata. Anche la sinistra: si batte per la democrazia quando è all’opposizione, o in campagna elettorale, ma non la costruisce, non la difende, nell’unico momento in cui potrebbe farlo: quando è al governo. Perché una volta maggioranza, non vuole rinunciare a molte prerogative assai poco democratiche. È la partitocrazia che affossa la democrazia. Vi è quindi un problema di credibilità, che il Partito Democratico dovrebbe affrontare fin dai suoi primi passi.

Mi compiaccio dunque per la tua proposta di riduzione del numero dei parlamentari, anche se – fuori da una strategia di generale abbattimento del numero degli eletti in Italia, di accorpamento dei piccoli comuni, delle comunità montane, di abolizione delle province, di razionalizzazione del settore pubblico dalla Presidenza della Repubblica in giù – appare più come una misura «per calmare la piazza» piuttosto che come elemento integrante di una strategia. È invece un peccato che non condividi le proposte di tagliare stipendi, indennità, e privilegi dei 170.000 politici eletti. Un Parlamento di privilegiati, pochi o tanti che siano, non avrà mai la credibilità necessaria per guidare un paese.

di Pier Giorgio Gawronski – L’Unità

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